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BIOTECNOLOGIE PDF Stampa E-mail

Secondo l'Associazione Nazionale per lo Sviluppo delle Biotecnologie (Assobiotec), l'Italia appare in ritardo nello sviluppo della biondustria rispetto al resto d'Europa ma, per contro, si ritrova oggi in una posizione non solo di sicura (e doverosa) possibilità di recupero, ma può contare anche su un enorme potenziale di creazione di biotecnologia offerto.
Il serbatoio di conoscenze e talenti a disposizione, ed in attesa di sfruttamento, è tale da offrire oggi più di un vantaggio per chi intenda investire nello sviluppo imprenditoriale delle biotecnologie in Italia rispetto ad altri Paesi europei; qui infatti  il processo di sviluppo della biondustria si trova ad uno stadio più avanzato. I vantaggi potenziali appaiono sia in termini di capitale di rischio, sia di insediamento di realtà produttive proprie, sia nella formazione di joint-venture e collaborazioni con il nascente tessuto di imprese biotecnologiche nazionali.

L'area urbana milanese è oggi pronta a raccogliere questa "sfida", ed i numeri che può vantare nel settore biotech rappresentano una risorsa indiscutibile:

  • 32.000 ricercatori (rappresentano il 22% dei ricercatori italiani, che ammontano in totale a 147.000);
  • 50% delle imprese biotech italiane sono dislocate nella regione
  • 2 miliardi di euro è l'ammontare dell'investimento privato nella ricerca e sviluppo (equivalgono al 33% del totale nazionale, pari a 6,23 miliardi);
  • 70% è l'ammontare degli investimenti privati nella ricerca; il restante 30% è coperto da investimenti pubblici

Università, ospedali, parchi scientifici e incubatori d'impresa costituiscono un tessuto ricco dove i ricercatori lombardi possono operare e sfruttare al meglio i 2 miliardi di euro che ogni anno vengono investiti dai privati nella ricerca.

 

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