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UNO SPOT PER LA VITA
Un “campionato mondiale” della pubblicità sociale in onda su tutti i canali RaiSat dal 4 novembre al
17 dicembre 2006

RaiSat lancia un'iniziativa straordinaria, dal titolo “Uno spot per la vita”: una serie televisiva legata alla pubblicità sociale, cioè a quegli spot che – prodotti da istituzioni, agenzie internazionali ed umanitarie, organizzazioni non governative, ministeri e governi nazionali, associazioni non profit, ecc. affrontano i temi più importanti ed etici della nostra convivenza civile.
Sono stati raccolti in tutto il mondo oltre 800 spot, che si confronteranno nelle diverse puntate della serie, costituendo una sorta di “campionato mondiale” della pubblicità sociale.
I temi di cui si occupa il programma sono tanto vistosi e forti quanto, paradossalmente, assai trascurati dai grandi media: la lotta alla fame e alla povertà, allo sfruttamento dei minori e delle donne; la protezione dell'infanzia, i diritti umani in tutte le forme, l'aids e le malattie prevenibili; la promozione della salute e degli stili di vita sani, le campagne per la sicurezza stradale e contro le dipendenze come alcool, fumo, droga; la tutela e protezione dell'ambiente e dell'ecosistema, la difesa dei beni culturali ed artistici.
“Uno spot per la vita” (autore Umberto Rondi, a cura di Lidia Spoto), andrà in onda dal 14 ottobre su tutti e cinque i canali di RaiSat (Extra, Premium, CinemaWorld, Gambero Rosso, Ragazzi): ogni domenica una puntata di 20 minuti dedicata alla presentazione e all’approfondimento dei temi previsti durante la settimana a seguire; dal lunedì al venerdì, cinque puntate di 10 minuti ciascuna con la vetrina vera e propria degli spot sociali; al sabato, “Il meglio di… Uno spot per la vita’’ propone i temi più importanti, gli spot più belli e le interviste più significative. La serie, realizzata con il patrocinio della Fondazione Pubblicità Progresso, ospita una giuria presieduta da Sergio Zavoli, che all’ultima puntata segnalerà lo spot giudicato più bello e più efficace per ciascun tema sociale, pur rispettando l’ottica internazionale e trasversale che intende comprendere come le diverse culture del pianeta scelgano le proprie priorità sociali e le rappresentino nelle peculiarità dei rispettivi sistemi di comunicazione.
Tra gli enti donatori degli spot figurano gran parte delle agenzie internazionali tra cui: World Food Programme, Unicef, Fao, Ilo, Cooperazione italiana, Emergency, Amnesty International, Medici senza frontiere, Telefono azzurro, Wwf, Greenpeace, Croce Rossa internazionale, e decine e decine di altre agenzie, anche meno conosciute ma molto determinate, dall'India al Brasile, dalla Thailandia al mondo arabo.

Numerosi ed autorevoli gli ospiti del programma presenti con le loro testimonianze appassionate: tra essi il missionario padre Alex Zanotelli, Dario Fo, Franca Rame, Claudia Cardinale (anche nella sua veste di ambasciatrice dell'Unesco); Gerard Munyhirke, testimone del genocidio rwandese; la coraggiosa e straordinaria parlamentare afgana Malalai Joya, l'india brasiliana Shirley Krenak; Kuki Gallmann, la scrittrice che da molti anni si è trasferita in Africa dove realizza meravigliose iniziative a favore della natura e dei bambini; Giovanni Bollea, Umberto Veronesi, Paolo Villaggio, Pupi Avati, don Luigi Ciotti; ed inoltre esperti internazionali come Ronald Dworkin sui diritti umani, Dean T. Jamison sull'economia sanitaria, Jonathan Haidt sulle basi psicologiche della moralità; nonché vere e proprie icone di un “mondo alternativo”, quali Mahasweta Devi, Vandana Shiva, Nandita Das o Vrinda Dar.

Dice Nandita Das (e potrebbe essere quasi la morale di tutta la trasmissione): “Credo che ognuno di noi, esercitando il proprio senso di responsabilità, debba fare il proprio dovere per rendere migliore questo mondo, in qualunque modo. Non è necessario essere degli operatori sociali: anche un architetto, un medico, un insegnante, un ingegnere, un musicista, ognuno a suo modo può contribuire a creare un circolo virtuoso e contribuire a far sì che tutti gli uomini diventino più benevoli e meno violenti, perché la violenza personale fomenta la violenza collettiva”.